Storia e futuro si incontrano da Issey Miyake in Brook Street. Così l’archistar Tokujin Yoshioka, interior designer di fiducia del brand, descrive il suo nuovo flagship store per il marchio giapponese, che apre i battenti a Londra al numero 10 dell’elegante strada nell’area di Mayfair. E il connubio tradizione-innovazione è proprio la caratteristica distintiva della boutique: dalle collezioni esposte, agli spazi che le contengono. Il negozio, che in passato ha ospitato una banca, ha un’estensione di 500 metri quadrati e una vetrina frontale di 20 metri; occupa una posizione centrale fra Bond Street e Hanover Square e racchiude tutto l’universo della label nipponica: la collezione donna, l’uomo, il progetto 132.5, la linea casa Home Plissé, le lampade In-Ei, gli orologi e i profumi.
Strutturato su due piani, uniti da una scala racchiusa in un parallelepipedo di vetro, lo store gioca sulla contrapposizione di superfici ruvide e lisce: la grezza pavimentazione in cemento versato e le pareti grigie chiazzate di bianco in stile industriale, contrastano con i levigati pannelli blu in alluminio anodizzato che profilano i capi in esposizione.
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Reduce dalle sfilate di Parigi dove ha presentato la sua ultima collezione, Miyake ha illustrato la sua nuova creazione, fresca di debutto in passerella: il 3D steam stretch, un tessuto origami con un texture tridimensionale realizzato attraverso fili elastici nella trama e nell’ordito, che danno forma al corpo e al volume, con sezioni quadrate o triangolari. La piega, in precedenza forgiata con la tecnica Pleats please, si è evoluta da lineare, anche se con moti ondulati, a poliedrica. «La tecnologia Pleats pleating creava le pieghe con macchine apposite su un tessuto già esistente, poi ristretto con il vapore. Questa nuova tecnologia 3D crea e piega la stoffa al tempo stesso, poiché la increspa mentre la stoffa viene tessuta», ha aggiunto il designer. E per il futuro: «Amerei sviluppare questa nuova tecnologia in modo tale da applicarla a cappelli, borse, accessori, oggetti per l’arredo o persino l’architettura», ha risposto Miyake, senza celare un certo orgoglio per l’ideazione di questa tecnica che dà corpo al tessuto, manipolandolo al tempo stesso.