Un anno di pandemia, come hanno reagito in Italia i big brand con particolare attenzione alla Regione Emilia-Romagna

di Azzurra Monaco

Costerà cara la crisi economica anche alla prosperosa economia della regione Emilia-Romagna. Durante l’ultimo trimestre dell’anno appena concluso il Centro studi di Confartigianato ha stimato per la regione una perdita del Pil pari a circa 8,8 miliardi di euro, per il biennio 2020/2021, non solo a causa del lockdown che ha travolto l’intero paese nei primi mesi dell’anno, ma anche a seguito della lunga durata della pandemia, addirittura aggravata nei mesi autunnali contrassegnati dall’arrivo della seconda ed interminabile ondata. Secondo Confindustria, poi, per lo stesso periodo di riferimento si stima una minore crescita complessiva per circa 9 miliardi di euro, pari quasi a 2 mila euro in meno per ogni abitante della regione.

A tali previsioni tutt’altro che rosee, si aggiunga il rapporto congiunturale diffuso dalla sede di Banca d’Italia, dove l’ITER, ovvero l’indicatore trimestrale dell’economia regionale, ha messo in risalto una forte contrazione nei primi tre trimestri dell’anno scorso, con una flessione ancor più evidente nel secondo trimestre, in linea comunque con quanto accaduto anche a livello nazionale.

La riduzione delle attività economiche e le conseguenti perdite hanno coinvolto tutti i rami produttivi ad eccezione di quello alimentare e farmaceutico. Tra i settori più colpiti, inevitabilmente, il comparto turistico, che negli anni ha sempre svolto un ruolo trainante per quanto riguarda l’economia emiliano-romagnola. In tutta la regione, in riferimento all’anno solare 2020, i pernottamenti presso le strutture ricettive si sono addirittura quasi dimezzati nel corso del primo semestre dell’anno, per poi registrare una leggera ripresa durante i mesi estivi di luglio e agosto, in particolare nelle province della riviera romagnola.

Un autentico “tsunami” ha investito il tessuto economico nazionale

Uno scenario apocalittico, quello delineato, semmai ce ne fosse bisogno, da tutti i maggiori indicatori economici. Un autentico “tsunami” ha investito il tessuto economico nazionale e regionale, senza risparmiare nessun settore. Un periodo a dir poco critico, c’è poco da aggiungere.

A distanza di quasi un anno dallo scorso 21 febbraio, giorno che decretò l’arrivo del CoronaVirus in Italia, sono numerosi i settori che hanno dovuto riscrivere il loro vocabolario e reinventarsi per far fronte all’emergenza sanitaria in corso. Anche i grandi marchi del lusso sono stati danneggiati dal perdurare della pandemia ed hanno dovuto fare i conti con negozi chiusi, ingressi contingentati e turismo completamente azzerato.

Nonostante un quadro così preoccupante e che non lascerebbe spazio a previsioni ottimistiche, alcuni segnali confortanti arrivano proprio da alcune aziende italiane che hanno saputo reagire alla crisi. Diverse imprese infatti hanno evitato la chiusura degli stabilimenti, nonostante la produzione abbia avuto una brusca battuta d’arresto, ed hanno reagito conferendo al proprio marchio una forte impronta digitale e puntando sulla tutela del personale attraverso il lavoro agile con la modalità smart working, altre invece hanno addirittura riconvertito gli stabilimenti reinventandosi e trasformando gli stessi in veri e propri centri di produzione di prodotti essenziali, e talvolta introvabili, per la lotta al Corona Virus. Si pensi a nomi come quello di Giorgio Armani che in piena pandemia ha iniziato a produrre tute mediche monouso, oltre ad aver devoluto 2 milioni di euro per gli ospedali italiani. O Miuccia Prada e Patrizio Bertelli che hanno regalato due unità di terapia intensiva e rianimazione agli ospedali Vittore Buzzi, Sacco e San Raffaele di Milano ed avviato la produzione di oltre 80mila tute mediche e 110mila mascherine per gli operatori sanitari della Toscana.

Che dire poi degli esempi dati da brand del calibro di Lamborghini impegnatasi nella produzione di mascherine da donare al Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna, così come anche Ramazzotti, produttore del famoso amaro, attivatosi nella realizzazione di gel igienizzante per medici, infermieri, personale sanitario e croce rossa. In uno scenario così desolante e buio, piccoli segnali che lasciano ben sperare per il futuro e che permettono d’intravedere una luce, forse al momento ancora fioca ma comunque visibile, infondo al tunnel.