FONDAZIONE FERRÉ

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La Fondazione Ferré riporta in Italia l’archivio, l’ente che cura il patrimonio estetico dell’architetto della moda italiana ha acquistato circa 2 mila pezzi storici da Paris group, titolare della griffe, con un investimento di oltre 400 mila euro. Gli abiti, che erano rimasti conservati negli spazi bolognesi della ex Dei Mattioli, trasformata in Itc, e storico socio dello stilista di Legnano, ora si trovano presso l’Open care di Milano in attesa di essere restaurati.
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Nel frattempo, ciliegina sulla torta, a Milano, dopo il dietrofront della Cnmi-Camera nazionale della moda italiana di fine maggio, sembra riaprirsi uno spiraglio sulla mostra «La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferré» ospitata al Museo del tessuto di Prato fino al prossimo 29 giugno. «Abbiamo ricevuto un numero incredibile di richieste, per portare questo progetto in città come Amsterdam, Miami e Los Angeles e persino Zagabria», ha sottolineato Rita Airaghi, direttore della Fondazione, che comunque, non ha abbandonato l’idea di una tappa milanese nel caso si dovesse interrompere nuovamente l’ipotetica collaborazione con Cnmi. E tanto per non farsi mancare nulla, in Fondazione Gianfranco Ferré potrebbero anche aver già iniziato a lavorare al prossimo progetto di mostra. «Magari dedicato al mondo dei bijoux, che sono, in realtà, il punto di partenza del percorso creativo di Gianfranco Ferré», ha concluso. Dunque lo spirito della maison Ferré continua a vivere nonostante la griffe abbia di fatto chiuso una storia durata 36 anni. Lasciando la storica sede di Via Pontaccio nel centro di Milano, oggi diventata l’headquarter di Kiton e scendendo dalle passerelle sia del menswear che del womenswear.

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