JAMES FRANCO E IL LATO OSCURO DI HOLLYWOOD

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“Hollywood è sempre stata un club privato. Io apro i cancelli e dico: Benvenuti, guardate dentro”.
James Franco, trentasettenne attore, regista e sceneggiatore, incarna perfettamente l’archetipo di star hollywoodiana dei nostri tempi. Come il compagno e amico Ethan Hawke raramente appare nei blockbuster, è attivo sui social network e sembra costantemente impegnato a smitizzare la professione. Galleggia tra impegno e leggerezza, con meno talento di Ben Affleck, Joaquin Phoenix e Matthew McCounaghey ma con più spontaneità.
Questo approccio gli consente, oltre che a cambiare fidanzata senza che i media ne siano ossessionati, di portare in scena in teatro Uomini e Topi di John Steinbeck e di sviluppare una interessante produzione letteraria.
Il Manifesto Degli Attori Anonimi, il suo ultimo romanzo in libreria per Bompiani, spezza i cardini del mito hollywoodiano e ne introduce il lato oscuro, folle, eccessivo, abitato da una umanità ferita e disillusa. La recitazione diventa una metafora dello stare al mondo, ciak si gira, questa è la vita. Difficile distinguere tra autobiografia e fantasia, tra non-fiction e fiction.

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Se lo sbandato eroinomane impiegato al pick up drive di Mc Donalds o il barista che copula con le clienti nella soffitta del bar vogliano ricordare il difficile inserimento di Franco nella città degli angeli, se le notti buttate nei bungalow dello Chateau Marmont siano pillole di vita vissuta, se la giovane attrice che scopre un oscuro testo di un famoso attore scomparso nel nulla sia, come è probabile, il paradigma dell’ascesa e caduta, dell’enorme oblio che risucchia intere carriere.
Di sicuro il capitolo dedicato alla notte in cui River Phoenix morì sul marciapiede di fronte alla Viper Room è vita vissuta, con l’eco sinistro del sogno spezzato di Sunset Boulevard, come Jim Belushi e Jim Morrison qualche decennio prima.
“È bello pensare alla propria vita come a un film perché così vivere sembra esattamente recitare. Così le conseguenze sembrano irrilevanti, come se l’obiettivo della macchina da presa le tenesse alla giusta distanza. Se guardassimo la vita dallo spazio le tragedie personali non avrebbero molta importanza”.
Ecco, il distacco e la leggerezza, sfiorare le tragedie – di Hollywood come della vita – e rimanere a galla, con la propria arte. “Abbi sempre una cosa artistica che sia pura, in cui non devi scendere a compromessi. Puoi fare altro per guadagnare, ma abbi un’area che sia pura”.

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