NEW YORK, SPRING 2014

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Il primo scossone arriva da Tommy Hilfiger. E trasporta la NY Fashion Week nella west coast, dove il sole bacia i visi della gioventù dorata e l’aria profuma di salmastro. Siamo in piena Californication e l’estetica preppy sposa i Beach Boys e Malibù, con tanto neoprene, zip giganti e patch cromatici da activewear. Le stampe sono fiorate, si mischiano alle canotte da baseball e nei colori – rosso intenso, arancio tramonto, azzurro mare e turchese cielo – trasportano l’immaginario della Grande Mela laggiù all’Ovest.

Il cool urbano di Opening Ceremony raggiunge finalmente la passerella. Un paio di stagioni dopo avere rivitalizzato la maison Kenzo, Carol Lim e Umberto Leon decidono che è arrivato il momento di proiettare il brand – nato come multibrand store a SoHo – in uno show fatto di Lamborghini, Ferrari e Bugatti, dalle quali scendono, lievi e inconsapevoli, ragazzine cool vestite di tuniche, giacce-gilet incrociati e cap futuristici.

Parterre gremito da Altuzarra, nuovo arrivo in casa Kering, ex Ppr. Che manda in passerella ragazze sexy, così anni settanta, tra Spagna e Giappone. Riuscirà a seguire le orme di Alexander Wang, appena ingaggiato dal gruppo francese per disegnare Balenciaga? Intanto lo stilista di origine cinese brandizza il proprio marchio, giocando con un lettering ossessivo e ripetuto all’infinito su abiti e accessori.

Andreas Melbostad, stilista di Diesel Black Gold, alla sua seconda prova per la linea ammiraglia del gruppo veneto, definisce i codici di una femminilità immacolata ma forte e sperimentatrice, dove domina il bianco e i toni pastello, scevri da qualsiasi traccia di leziosità. La pelle è decorata da mosaici di borchie e specchi, il cotone è intarsiato di sangallo, il denim è incipriato. Fino a che si fa strada la sera, e tra short, bomber e pantaloni super slim, la sfilata vira su atmosfere da concerto rock.

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