SWEET SUMMER SUN, IL CINQUANTESIMO DEI ROLLING STONES AD HYDE PARK

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E non chiedetevi come fanno. Oppure: Ancora lo fanno? Sul quesito si arrovellano in troppi, è una scorciatoia, come spesso accade, ingannevole e fuorviante.
I Rolling Stones hanno festeggiato i cinquant’anni da giovani e insolenti pirati del rock’n’roll, circumnavigando il globo delle sette note ( o cinque, come ribatterebbe zio Keith, che con l’accordatura aperta, togliendo una corda, ha inventato un marchio di fabbrica). Si sono svezzati con Chuck Berry e Little Richard, hanno mollato i bravi ragazzi sulle strisce pedonali di Abbey Road e si sono ritrovati sul lato oscuro della strada. Sarebbero arrivati l’eroina e Altamont, le morti di Brian Jones e Gram Parsons (che non è mai stato nella band ma poteva e doveva esserlo se lui e Keith fossero stati sobri). Sono sopravvissuti ad arresti, femme fatale (provate voi ad avere al vostro fianco Marianne Faithfull, Anita Pallenberg e Bianca Jagger) e lotte intestine, hanno flirtato con la disco music della Studio 54, sembravano caduti nell’oblío, perduti tra rancori personali e obnubilati dall’agio senile.

Stonestongue

Quindi, ancora? Cinquant’anni dopo, ad Hyde Park? ” C’è qualcuno oggi che era presente anche allora?”, urla Mick Jagger alla folla dei centomila. Sì, è come ci fossimo stati, e ci siamo adesso. Non è tanto il tempo che è dalla loro parte, come cantavano. È molto di più. Robert Johnson ha venduto l’anima al diavolo da giovane in quel crocicchio e se ne è andato per sempre, lasciando ai posteri una leggenda, le battute canoniche del blues e una puntina che frigge una voce disperata. I Rolling Stones non hanno barattato nulla, non si sono immolati per la causa, sono diventati loro stessi, oggi come cinquant’anni fa, il blues. La chiave è in quel sabba infernale che mischia sacro e profano, corettini e percussioni, gli accordi metallici di Keith e la voce luciferina di Mick: Sympathy For The Devil, comprensione per il diavolo. Il blues e il diavolo, tutt’uno.

Ecco come fanno. Se vi viene in mente di chiedervi: Come fa Mick Jagger a scoparsi ancora ragazzine deliziose che potrebbero essere sue nipoti, è vero che Keith Richards ha sniffato le ceneri del padre, come fa Charlie Watts a trasfigurarsi e a suonare col suo gruppo jazz al Blue Note come un tranquillo e placido pensionato?
Oppure pensate a Ronnie Wood dietro ai microfoni del suo Ronnie Wood Show a discettare di R&B, Soul e R’n’R come un qualunque dj di Radio Luxembourg (se qualcuno se la ricorda), chitarra imbracciata, voce cavernosa e sigaretta che pende dalle labbra.

Keith Richards ha sentito in sogno il riff di I Can’t Get No Satisfaction suonato coi fiati e poi lo ha tradotto sulla sua chitarra. Anticipando e preveggendo la rilettura Soul che ne avrebbe dato Otis Redding. Qualcuno ancora chiede come fanno?

 

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